La mia campana tibetana zen

Origini e storia

Le campane tibetane sono strumenti originari del Tibet, Nepal e India, ma vengono prodotte anche in altri paesi come Cina, Giappone e Corea; i primi esemplari però sono senza dubbio stati prodotti in Tibet, nella regione Himalayana anche se la storia è ancora avvolta dal mistero.

Per questo motivo le campane tibetane provenienti dal Tibet sono quelle più ricercate sia per la loro qualità costruttiva e sonora, sia per la loro manifattura.

Questi strumenti sono considerati da molti popoli come una forma pura di suono, ovvero di vibrazione poliarmonica e per questo sono considerati come strumenti vibrazionali.

Composizione e struttura

A differenza delle classiche campane che tutti conosciamo, la campana tibetana non viene appesa capovolta con il batacchio all’interno, ma è una campana statica da tenere in mano o a terra con la parte cava rivolta verso l’alto.

La composizione è la parte che forse rende le originali campane tibetane molto costose e difficili da trovare: sono infatti composte da una particolare lega di sette metalli, ognuno dei quali legato a un dei pianeti del nostro sistema solare:

  • Oro = Sole
  • Argento = Luna
  • Mercurio= Mercurio
  • Rame = Venere
  • Ferro = Marte
  • Stagno = Giove
  • Piombo = Saturno

Il suono emesso cambia in base a diverse caratteristiche della campana quali la proporzione con cui sono presenti i vari componenti metallici, lo spessore e la forma della campana stessa.

I sette metalli sono quelli base, ma per esempio in una campana tibetana conservata al British Museum sono stati analizzati e trovati ben 12 metalli: argento, nichel, zinco, rame, cadmio, arsenico, ferro, antimonio, stagno, piombo, cobalto e bismuto.

L’esatta ricetta per ottenere la lega originale è tutt’oggi un mistero e i dibattiti sono ancora molto accesi.

Consigli per l’acquisto di una campana tibetana

Le variabili che si trovano in commercio sono moltissime, io stesso durante le fiere mi trovo spesso in difficoltà a capire quale campana valga la pena di comprare, per cui il consiglio che posso darvi è di prendere quelle che contengono i sette metalli indicati sopra e di considerare alcune caratteristiche di pregio come: l’età, la bellezza, la durata del suono, il volume, l’intensità, l’equilibrio dei suoni, la facilità e la scorrevolezza quando la suonate.

Queste sono le caratteristiche tecniche che un esperto in genere valuta, io mi permetto di dare alcuni consigli per le persone meno esperte o che si stanno avvicinando a questo mondo per la prima volta.

Prima di tutto vediamo come destreggiarci e selezionare le campane migliori in base alla caratteristiche visibili a occhio:

  1. Meno decori e incisioni ci sono meglio è in quanto la loro presenza (e incisività) è proporzionale al degrado della vibrazione
  2. La lavorazione deve essere eseguita a mano e non industriale o a macchina (si distinguono facilmente in quanto le prime hanno delle irregolarità, le seconde sono di forma perfetta)
  3. Lo spessore della campana non deve essere troppo sottile, altrimenti ci rimetterete in termini di profondità e durata del suono
  4. Come già detto devono contenere i sette metalli della lega originale (se ne hanno di più non è per forza un male)

Una volta selezionate le possibili candidate, vediamo come scegliere la campana tibetana che fa per noi (almeno è quello che ho fatto io per prendere la mia):

  1. Visionate e provate prima tutte le campane in modo da farvi un’idea generale e una base di esperienza
  2. Valutate prima di tutto se la campana è per voi bella e se vi colpisce immediatamente
  3. Provate a suonarla e vedete se riuscite a farlo più agevolmente rispetto alle altre
  4. Ascoltate il suono e valutate le vibrazioni che si espandono sul vostro braccio
  5. Chiudete gli occhi e sentite se e quali emozioni entrano in risonanza con il suono emesso
  6. A questo punto sarete in grado di scegliere la vostra campana tibetana

Utilizzo tradizionale

Ancora oggi le campane tibetane sono utilizzate nella tradizione lamaista nei monasteri per cerimonie e meditazione grazie alla loro capacità di riprodurre correttamente il suono dell’OM.

L’utilizzo è semplice da spiegare, ma richiede un po’ di pratica per riuscire a suonarle bene, quindi non abbattetevi se non riuscite subito.

La ciotola va impugnata nella mano sinistra tenendo a contatto con essa tutte e cinque le punte delle dita; in questo modo consentirete alla campana la massima vibrazione fisica e da un punto di vista zen rappresenta l’energia femminile Yin (campana) sostenuta dalle cinque “buddhità”, manifestazioni del Buddha; i sette metalli rappresentano invece i pianeti e quindi il cielo (yang). (approfondisci la teoria yin-yang)

Da questa posizione impugnate con la mano destra il bastoncino, in genere coperto di pelle, che vi hanno dato assieme alla campana e cominciate a farlo scorrere sul bordo della campana: dopo qualche giro (quindi non immediatamente) e tentativo con più o meno pressione (iniziate proprio sfiorando e poi aumentate) sentirete la vostra campana suonare.

Adesso che siete riusciti a farla suonare più o meno bene, provate a portarla all’altezza del cuore (più precisamente al chakra del cuore) e continuate col movimento facendo girare il bastoncino in senso orario e con la mano destra: delle sensazioni molto particolari potrebbero avvolgervi in quanto state mettendo in relazione l’energia sonora della campana con quella del cuore.

Ricordiamoci sempre che ogni campana ha il suo suono ed è comunque diverso dalle altre (salvo forse per quelle prodotte industrialmente, ma a cui non facciamo neanche riferimento in questo articolo).

Chiamata anche singing bowl (ciotole cantanti) sarà un valido supporto per tutte le vostre pratiche che necessitano di rilassamento e meditazione (o la preghiera) come attività di base.

Le proprietà strutturali delle vere campane tibetane consentono ai loro suoni di esser in armonia con le vibrazioni dei vari pianeti e di trasmetterle a chi le suona o le ascolta.

Scientificamente parlando si potrebbe spiegare questo fenomeno come una “concordanza di fase” quello cioè che permette a due onde di unirsi e vibrare allo stesso modo: lo stesso avviene con i pendoli che se affiancati tenderanno a oscillare dopo un po’ allo stesso ritmo.

Alcune ricerche hanno evidenziato come quando vengano suonate, le campane tibetane emettano onde alfa, particolari onde cerebrali, regolari e sincronizzate, caratterizzate da frequenze comprese tra gli 8 e i 12 Hearz: queste onde sono rilevabili durante la veglia ad occhi chiusi o nei momenti appena prima di addormentarsi.

Diverse applicazioni

Viste e considerate le caratteristiche delle campane tibetane potremmo consigliarne l’utilizzo in tutti quei momenti in cui necessitiamo di rilassamento come durante la meditazione o quando ci concentriamo sulla respirazione o su noi stessi (introspezione).

Possono essere un ottimo accompagnamento per lezioni di yoga, di pilates, di postural trainer o in qualsiasi attività in cui sia fondamentale sentire il proprio corpo e la postura rimanendo concentrati su se stessi.

Molto interessante risulta il lavoro sui sette chakra, visto anche il chiaro riferimento con i sette pianeti del sistema solare e i sette metalli di cui è composta la campana tibetana: il consiglio è quello di usare una campana più grande (anche da 1.500 grammi) per il chakra inferiori, mentre una più piccola (intorno ai 300-320 grammi) per i chakra superiori; in questo modo la frequenza più basse e potente della prima entrerà più facilmente in risonanza con i primi, mentre la seconda con quelli più alti (in particolare con il sesto).

Infine consigliamo il suono delle campane tibetane da affiancare un bel massaggio su tutto il corpo, meglio ancora se abbinato al trattamento manuale o riflesso dei centri energetici (chakra) o dei meridiani energetici.

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Campane tibetane: proprietà, composizione, utilizzo ed effetti

dott. Filippo Tartaglini | Physioness.com

Autore degli articoli pubblicati su ioBenessere.it è laureato magistrale in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate, Diplomato Massoterapista, creatore del metodo Reflessage.