Epicondilite o Gomito del Tennista

L’epicondilite o più comunemente gomito del tennista, è una patologia infiammatoria dei tendini dei muscoli del gomito, più in particolare è una tendinopatia inserzionale dei muscoli estensori del polso e delle dita della mano.

Il termine epicondilite deriva dalla struttura ossea dove prendono origine i muscoli coinvolti, l’epicondilo, mentre la terminologia più comune, gomito del tennista deriva dal fatto che i tennisti ne sono molto compiti a causa dell’intenso utilizzo dei muscoli dell’avambraccio durante il gioco.

Questa tendinopatia, l’epicondilite laterale non è assolutamente da confondere con la sua gemella diversa, il gomito del golfista o epitrocleite o epicondilite mediale, che riguarda i muscoli flessori e pronatori che nascono dall’epitroclea del gomito.

Fatta questa banale, ma molto importante distinzione andiamo a sviscerare meglio di cosa stiamo parlando.

Sintomi dell’epicondilite

Il dolore in genere è molto fastidioso perché è connesso alla maggior parte dei movimenti di avambraccio e mano: anche nelle prese, dove i principali muscoli agonisti sono i flessori, gli estensori giocano un ruolo fondamentale di stabilizzazione e controllo sul polso e quindi possono provocare fastidio o deficit prensorio.

Se non trattato adeguatamente, il gomito del tennista può cronicizzare e diventare una patologia abbastanza ostica, che qualche volta necessita anche di un’operazione con le connesse possibili complicanze.

I principali sintomi che dovrebbero far suonare un campanello di allarme sono:

  • dolore nella parte esterna del gomito
  • difficoltà e bruciore nell’estendere il polso
  • deficit di prensione
  • inoltre in alcuni pazienti il dolore permane anche a riposo e perfino di notte.

Il problema principale dell’epicondilite è che i movimenti che andrebbero evitati durante il periodo di riposo sono tra i più utilizzati nella vita quotidiana e di conseguenza l’infiammazione fatica ad andare via.

Il principale muscolo coinvolto nell’epicondilite e che in fase riabilitativa avrà la maggior attenzione è l’estensore radiale breve del carpo, come dimostrano studi recenti.

Cosa causa il gomito del tennista

L’eziologia dell’epicondilite non è ancora ben chiara per quanto sia una patologia i cui primi riferimenti risalgano al 1873: esistono infatti una serie di cause non ancora pienamente comprese e ancora sotto la lente d’ingrandimento degli studiosi.

L’unica cosa certa è che che creano una sorta di predisposizione individuale.

Le persone che soffrono di epicondilite in genere sono giocatori di tennis, di ping pong, di squash, pole dancers, ciclisti (specialmente mountain bike), motociclisti (specialmente motocross).

Sempre più spesso però a soffrirne è anche chi non è sportivo, ma svolge un lavoro a rischio come muratori, piastrellisti, idraulici, elettricisti, pittori, ma anche chi lavora al computer e col mouse.

Anche l’età può essere annoverata tra le cause: anche se è possibile soffrire di epicondilite a qualsiasi età, statisticamente parlando le persone più colpite hanno un’età compresa tra i 20 e i 50 anni.

Il continuo utilizzo dei muscoli dell’avambraccio in azioni molto ripetitive, come nel gioco del tennis, porta a un graduale, ma molto problematico scompenso di forza tra flessori ed estensori che porta all’infiammazione di questi ultimi (con contratture muscolari).

Cura, fisioterapia e riabilitazione

Essendo l’epicondilite un dolore cronico molto frequente gli studi scientifici sono stati molti, ma i risultati sono altalenanti e quindi non esistono evidenze scientifiche che mettano in evidenza la maggior efficacia di un metodo riabilitativo rispetto a un altro.

La medicina interviene quindi in fase acuta con infiltrazioni locali di corticosteroidi oppure con un trattamento FANS o a base di lidocaina; il tutto deve deve essere accompagnato dall’assoluto riposo funzionale che però spesso incontra qualche difficoltà nella vita quotidiana (può essere consigliato l’utilizzo di un tutore).

Sempre in fase acuta, essendo un’infiammazione spesso viene consigliato l’utilizzo del freddo o crioterapia con applicazione di ghiaccio sulla parte infiammata, utile per sfiammare, ridurre dolore ed eventuale gonfiore.

Subito dopo la fase acuta, in fase cioè sub-acuta ci si rivolge al fisioterapista che potrà utilizzare la massoterapia (massaggi, trattamenti manuali e trigger points) e/o le terapie fisiche (ionoforesi, ultrasuoni, tecarterapia, ecc).

Difficilmente un paziente arriva all’operazione chirurgica (si parla del 5%-15%), ma resta comunque una patologia in diversi casi difficile da trattare.

Molto importante una volta usciti dalla fase acuta è la rieducazione funzionale che dovrebbe lavorare principalmente su due fronti:

  1. l’esercizio fisico per riequilibrare la forza dei muscoli flessori con quella degli estensori
  2. La prevenzione e l’educazione del paziente al corretto movimento (caso classico della corretta esecuzione del tiro nel tennis) e alla corretta postura (per esempio per chi utilizza molto il mouse e la tastiera)

Rimedi per l’epicondilite

Nel caso di una mancata guarigione dopo il trattamento medico fisioterapico non disperate, esistono altri trattamenti alternativi che potrebbero aiutarvi con al vostra epicondilite.

Il lavoro sui meridiani può dare grandi risultati ed esservi d’aiuto in diversi casi, non solo per l’epicondilite: per questa patologia è molto importante ad esempio la riorganizzazione del meridiano dell’intestino crasso e del polmone.

Molto indicata in questi casi è la riflessologia plantare e la riflessologia Reflessage che permette di ottenere un riequilibrio energetico e funzionale in poche sedute con benefici anche sull’infiammazione che causa il gomito del tennista.

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Epicondilite: sintomi, cura e rimedi per il gomito del tennista

dr. Filippo Tartaglini

Autore degli articoli pubblicati su ioBenessere.it è laureato magistrale in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate, Diplomato Massoterapista, creatore del metodo Reflessage.