Meditazione meglio dei farmaci

La meditazione è una tecnica molto antica utilizzata in tutto il mondo per liberare la mente, per aumentare la concentrazione e per eliminare lo stress.

Grazie alla sua pratica quotidiana è possibile ottenere un cervello più lucido, pronto, sicuro nelle decisioni, una memoria di ferro e una mente più rilassata.

Se ormai è noto che la meditazione faccia bene a chiunque, sappiate che secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscience lo zen, con la sua concentrazione positiva, è in grado di attivare certe zone del cervello sedandone altre in una combinazione che arriva a diminuire il dolore del 40%!

E non è tutto: la capacità di concentrarsi e di liberare la mente dai pensieri negativi sarebbe in grado di ridurre le sensazioni spiacevoli dovute al dolore e alla sofferenza fino al 57%.

Altro che farmaci antidolorifici e antinfiammatori!

I farmaci come la morfina e altri simili riducono in media il dolore solo del 25%, rendendo il sapore della vittoria ancora più dolce per chi sa controllare la propria mente.

Basta un po’ di pratica e pensate che può iniziare chiunque, anche chi di meditazione e zen è la prima volta che ne sente parlare.

Infatti lo studio è stato condotto su 15 volontari novizi in fatto di zen a cui è stato chiesto di seguire un corso intensivo di meditazione “mindfullness”, le cui lezioni duravano 20 minuti l’una.

Lo scopo principale di queste sedute era quello di concentrare la propria attenzione sul respiro e di buttar fuori tutti e pensieri e le emozioni negative.

I ricercatori per testare l’efficacia della meditazione sul dolore hanno escogitato un metodo molto ingegnoso: grazie ad una apparecchiatura speciale posta sotto al gamba destra di ogni partecipante sono riusciti a generare un calore intorno ai 49 gradi capace di generare un sensazione dolorofica sopportabile e costante.

Attraverso una risonanza magnetica veniva quindi controllata l’attività celebrale di ogni persona prima e dopo la lezione: i risultati ottenuto testimoniano come il dolore diminuiva del 40%, arrivando persino al 93% in alcuni soggetti più predisposti o più concentrati.

La meditazione ha un grande potere, che ricordiamo essere tramandato da millenni e riscoperto in maniera intensiva solo negli ultimi anni, capace di influenzare in maniera positiva il nostro cervello a gestire lo stimolo doloroso in maniera migliore.

Gli scienziati del Wake Forest Baptist Medical Center di Winston-Salem (Usa) hanno infatti evidenziato come la meditazione sia in grado di agire su più livelli del cervello e non su uno solo: prima di tutto è in grado di spegnere la corteccia somatosensoriale, coinvolta nella genesi del dolore stesso; è inoltre capace di attivare la corteccia fronto-orbitale,il cingolo anteriore e l’insula anteriore, le regioni del cervello che modificano il modo in cui il cervello interpreta il dolore stesso.

Questa combinazione cambia radicalmente la percezione della sensazione dolorifica, donando alla meditazione il suo fantastico potere analgesico capace di regolare l’intensità di tale sensazione.

Anche l’autore principale dello studio, Fadel Zeidan, è rimasto entusiasta dei risultati: “L’effetto che abbiamo riscontrato è sorprendente”.

Lo stesso autore conclude affermando che gli effetti positivi della meditazione sul cervello sono reali (e non frutto di una qualsiasi forma di strana e fantasiosa cultura alternativa come è ancora nel pensiero di molte persone, aggiungo io) e che sia anche possibile garantire il controllo sul dolore anche senza farmaci.

Sei un novizio dello zen e della meditazione? Comincia con alcuni suggerimenti della meditazione fai da te.

Se ti è piaciuto l'articolo, ti sarei grato se lo dimostrassi con un semplice mi piace su Facebook (clicca qui sotto) Grazie!

Meditazione: un rimedio per il dolore migliore dei farmaci

dott. Filippo Tartaglini | Physioness.com

Autore degli articoli pubblicati su ioBenessere.it è laureato magistrale in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate, Diplomato Massoterapista, creatore del metodo Reflessage.