Trigger Points

I Trigger Points sono delle zone di muscolatura o fascia dense e dolorose alla palpazione, dei punti che vertono verso una condizione di continua contrazione patologica.

Il dolore, molto acuto e fastidioso, in genere si focalizza in un punto, detto appunto trigger, ma può coinvolgere zone limitrofe, precise per ogni muscolo, come dolore riferito.

Questa situazione porta inevitabilmente il corpo a situazioni di compenso per limitare il dolore diretto e quello riferito o irradiato.

Cosa causa i Trigger Points

Le cause e l’eziologia dei punti trigger non è ancora stata svelata completamente, anche se molte ricerche scientifiche testimoniano i risultati che si possono ottenere con il trattamento di queste zone.

Sicuramente bisogna tenere presente una multifattorialità:

  • Una condizione di stress prolungata
  • Iperstimolazione a livello neurologico
  • Un’eccessiva liberazione di ioni calcio
  • Ipertensione (pressione alta)
  • Sforzo fisico eccessivo e ripetuto nel tempo

Queste sono solo alcune delle possibili cause determinanti la cessazione dello scorrimento di actina e miosina e il blocco in contrazione continua del sarcomero (posizione di accensione permanente).

Tengo a precisare che non stiamo parlando di contratture muscolari, ma di qualcosa di diverso.

I diversi tipi di Trigger Points

Esistono diverse tipologie di Trigger Points, con delle caratteristiche proprie e diverse tra loro:

  • I primari (o centrali) sono quelli più classici, situati al centro del ventre muscolare e i genere sono quelli che i pazienti riconoscono e riportano più facilmente
  • I secondari (o satelliti) si creano nei muscoli intorno a quello primario, che rimane il primo da trattare
  • I T.P. nei punti di attacco sono quelli presenti nei punti tendinei
  • I T.P. diffusi interessano un’intera parte del corpo e sono correlati a deformità posturali come la scoliosi o l’iperlordosi
  • I T.P. attivi, primari o secondari evocano dolori riferiti e risultano dolenti alla palpazione
  • I T.P. latenti (o inattivi) infine non danno dolore riferito e non sono dolenti, ma provocano rigidità muscolare e possono riattivarsi in seguito a stimolazioni

I sintomi associati

Il sintomo principale che riporta il paziente è sempre il dolore, descritto per lo più come lancinante e profondo, reso ancor più acuto dal movimento.

L’intensità del dolore provocato dai punti trigger varia in base a:

  • La zona dove si trovano (i punti di attacco sono i più sensibili)
  • La tipologia di T.P.
  • Numero di T.P. coinvolti
  • Il muscolo coinvolto (alcuni sono più sensibili)
  • Danni, limitazioni e deficit associati
  • Livello di cronicizzazione

Le sintomatologia associate ai Triggers Points ruotano tutte intorno alla situazione di aumento incontrollato della risposta dolorosa (iperalgesia) in cui si trovano le stesse zone trigger, come anche zone relativamente distanti (dolore riferito).

Il dolore e i sintomi che il paziente sente sono causati dall’eccesso e il conseguente accumulo di rifiuti tossici, provenienti per lo più dal  metabolismo anaerobico che portano alla liberazione di sostanze vasoattive, responsabili dell’irritamento delle terminazioni nervose.

Detto in parole povere si vengono a creare punti e zone in cui i nervi sono molto più sensibilizzati e che causano compensi non fisiologici: il risultato è semplice, dolore spesso cronico e deficit funzionale della muscolatura e delle articolazioni in gioco.

Quando è utile trattare i Trigger Points

Il massaggio e trattamento dei Trigger Points può essere molto utile in diverse situazione, sia per migliorare le condizioni di salute sia per aumentare i livelli di performance.

In entrambi i casi una iperalgesia e un deficit funzionale possono creare diversi problemi:

Questa è solo una parte dei problemi trattabili, secondo alcune ricerche infatti i Trigger Points fasciali sono correlati molto intimamente col sistema nervoso autonomo.

Il trattamento della patogenesi dei Trigger Points miofasciali porta a molti effetti direttamente sui processi governati da questo sistema (come la digestione).

I processi patogenetici legati alle zone trigger possono così creare anche malfunzionamenti (dovuti ad esempio a blocchi del diaframma) e aderenze a livello viscerale portando quindi a sintomi come gastrite o stitichezza.

Trattamento e cura

Il trattamento principale è quello effettuato da personale competente come un massoterapista o un fisioterapista che dopo aver valutato la situazione, manualmente manipolano la zona interessata (in genere partendo dal primario).

Il massaggio dei Trigger Points è in genere molto efficace quando eseguito bene e si basa sul principio di compressione-ischemia-inibizione.

Come regola generale il massaggio non deve provocare dolore eccessivo, ma più un fastidio: si procede così per step a diverse barriere, ricercando l’inibizione con l’accorciamento o l’allungamento muscolare.

Esistono comunque dei consigli utili che possono essere utilizzati anche come fase di mantenimento:

  • Il rinforzo dei muscoli deboli (quando sono deboli rischiano di provocare compensi nocivi)
  • Lo stretching, sempre lento e graduale e spesso muscolo specifico
  • Lavoro sulla postura con consigli pratici (come star seduto a lavoro o mentre si guida) o con esercizi di ginnastica posturale

Bisogna tenere sempre presente che possono esserci dei fattori che possono ostacolare o rallentare l’intervento terapeutico come:

Proprio per la presenza di tutti questi fattori, ogni caso deve essere valutato singolarmente per ottenere i migliori risultati con trattamenti e massaggi.

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Trigger Points: cosa sono, come trattarli, sintomi e terapia

dr. Filippo Tartaglini

Autore degli articoli pubblicati su ioBenessere.it è laureato magistrale in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate, Diplomato Massoterapista, creatore del metodo Reflessage.